Manifesto

foto di santa graziella by jorgevr Immagine di jorgevr sotto questa licenza CC.

Ciemmona o Critical Mass Intergalattica: ciclisti terrestri e ciclisti provenienti dalle galassie e dai pianeti più lontani si preparano all’annuale pacifica invasione della capitale. Si partirà alle 16:00 dai giardini del Parco Schuster (San Paolo) per andare in giro nel nome del pedale, dell’uso critico e del caso per la città eterna. Sarà una festa e sarà protesta, sarà rivendicazione e riappropriazione, per Roma e per tutte le galassie dell’universo. Se siete in possesso di campanelli o fischietti siete fortemente invitati a portarli e a farne largo uso. L’abbigliamento stravagante o particolarmente colorato sarà gradito. Il sorriso d’obbligo. Pedaleremo insieme alla riconquista della città e dell’universo. Riconquistare le città? Sì, perché le città, che crescono a dismisura in tutto il mondo, sono organismi viventi soggetti a un metabolismo caratterizzato da quantità in ingresso, materie prime, alimenti, beni materiali, oggetti di consumo, materiali da costruzione, e da quantità in uscita, prodotti lavorati, e rifiuti. Di queste quantità però non viene fatto un uso critico finalizzato al benessere delle persone ma invece suolo, energia, aria, acqua e oggetti in genere vengono consumati a velocità sempre maggiori per soddisfare i bisogni strutturali dell’economia capitalistica. In questo modo si sta regredendo alle forme di sfruttamento delle origini, distruggendo la ricchezza delle relazioni sociali e dell’ecosistema tutto. Alla grande abbuffata del consumismo, grandi e piccoli trascurano la propria vita per diventare vere e proprie discariche per tutti i prodotti che il marketing riesce a rifilar loro, e che ormai sono innumerevoli anche per chi ha meno soldi. Un consumo che porta poi inesorabilmente al degrado ambientale, di cui ormai tutti siamo consapevoli, caratterizzato da cementificazione, congestione del traffico, inquinamento atmosferico, della terra e delle falde acquifere, proliferazione di rifiuti, ecc. Il pizzico di buon senso sufficiente per capire i danni del capitalismo, gli strumenti teorici per capire come contenere i deliri di un’economia vampiresca, e le conoscenze pratiche utili per autoprodursi una vita decente, sono perseguitati e cacciati da tutte le scuole, dove un incasellamento ossessivo esalta solo il lavoro intellettuale, perché domini barbaramente e sempre quello manuale e il suo potere di fare la realtà. La follia del potere oggi ruba l’acqua, piazza cariche nucleari, fa guerra anche in Libia: come possiamo aspettarci una soluzione ai problemi da ciò che continua a generarli? In questa cornice è evidente che è dalla città, da noi stessi e dai nostri stili di vita che dobbiamo ricominciare. Riuso, riciclo, autoproduzione e ogni comportamento che trasformi il consumo in uso critico delle risorse andrebbero incentivati. Il concetto di “giusta misura” ci dovrà guidare nei nostri atteggiamenti e stili di vita. Il motto “vivere meglio con meno” dovrà diffondersi e potrà aiutarci a contrastare comportamenti che ci portano a riempire le nostre case di oggetti spesso inutili o superflui erroneamente convinti che il ben-essere si raggiunga attraverso un illusorio bene-avere. È questa stessa convinzione, insieme alle scelte suicide delle amministrazioni, che ci fa riversare nelle strade automobili e scooter sempre più grandi e rumorosi, che hanno bisogno di sempre più spazio e che consumano sempre più energia coerentemente col modello di sviluppo neoliberista. La bicicletta è l’esatto opposto di quanto ci viene proposto ed è un mezzo che può permetterci di restituire valore ai concetti di filiera corta, relazioni più chiare, oneste e rispettose, una vita con più tempo per le relazioni interpersonali e meno ansie per il lavoro e l’accumulo di beni. È leggera, veloce, economica, di facile riparazione e manutenzione, non inquina, non fa rumore, ha bisogno di un piatto di pastasciutta per muoversi e di uno spazio quasi nullo per essere parcheggiata. Conviene perché permette di recuperare le relazioni, la libertà di movimento, il tempo libero, l’autonomia, lo spazio, l’energia di cui l’automobile si è ormai appropriata distruggendole e di liberarci dei costi sociali ed economici provocati dal traffico di queste. Nel 1992 a San Francisco nasce Critical Mass, una coincidenza disorganizzata tra individui, biciclette e città che una volta al mese rivendica le strade come luogo comune e pubblico. In questo spazio temporaneamente autonomo e vagante può prendere corpo e voce la libertà negata, il bisogno di contatto e solidarietà tra umani e non tra macchine. Oggi, in più di 500 città nel mondo, Critical Mass realizza dal basso ciò che non esiste più nelle nostre città: la strada sicura e silenziosa per camminare; la strada dove pensare, parlare, incontrarsi; la strada come luogo in cui i bambini possono tornare a giocare e ad essere liberi; la città come ambiente comune in cui respirare e crescere. Dimostra che con piccoli cambiamenti personali, come l’uso quotidiano della bicicletta, si può mutare la qualità della vita di tutti e rendere più vivibili le nostre città: la bicicletta libera le città dallo smog, dal traffico, dal rumore, è un attività fisica e quindi produce endorfine, che fanno bene al corpo e all’umore, è economica e quindi democratica, ecosostenibile ed estranea ai meccanismi che producono guerre e sfruttamento. Critical Mass non è una manifestazione, è arte vissuta, celebrazione dell’umano, coniugazione positiva tra disobbedienza civile e festa, azione diretta e sovversiva contro i trasporti privati motorizzati che insanguinano le nostre strade e inquinano la nostra aria e le nostre relazioni sociali. Critical mass rivendica l’uso delle strade da parte delle biciclette come atto rivoluzionario e necessario, come riappropriazione della strada come spazio sociale e come ribellione al neoliberismo.